Giovani attivi e partecipi a Castri di Lecce
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L'esperienza del Nodo di Galattica tra networking e teatro
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cosa significa attivarsi in quanto giovani, farlo localizzando sforzi e intenti, radicati nella storia del proprio vissuto, fare cultura e renderla accessibile, nonché interfacciarsi con una misura innovativa e a carattere sperimentale.
L’intento iniziale a muovere SPLIF è nato dal forte legame di amicizia tra i membri del collettivo proponente. Come ci racconta Andrea Guida, referente del progetto:
A fine agosto, il palinsesto ha quindi richiesto l’apertura di una call per raccogliere adesioni, portando a circa venti volontari che si sono sommati alla dozzina di membri del collettivo originario e ad un’altra ventina di persone, raggiungendo un gruppo a geometria variabile di circa cinquanta unità.“nessuno di noi lavora nel cinema o lavora nella musica. Ci sono dei fotografi, un’ architetta, un ingegnere, un’archeologa, una psicologa. Ci appassiona magari un contenuto artistico, cinematografico, musicale, talmente tanto da fare individualmente una ricerca, condividerla insieme. […] e ci è piaciuto così tanto che poi ha coinvolto anche gli amici, gli amici degli amici, e così via. *Alla base c’è una voglia disinteressata di stare insieme*”
Vittorio, volontario del festival, conferma l’entusiasmo straordinario riscontrato tra i partecipanti e i volontari, molti dei quali coinvolti emotivamente e spinti dal desiderio di trovare un nuovo senso di appartenenza e socialitàsul territorio.
Andrea ci racconta che:“È stato come un fiume in piena che ci ha portato in questi 3 giorni. Abbiamo fatto veramente tante cose […] anche in situazioni in cui nessuno di noi poteva immaginare di trovarsi. E quindi è stato impegnativo. Però io credo che abbiamo anche ricevuto un’ottima risposta, sia tra di noi ragazzi che dal pubblico, dai feedback della gente. Anche nelle generazioni che ci sono vicine ho visto tanta gente, hanno fatto lo sforzo di uscire anche loro dai loro schemi e di arrivare a San Pasquale e divertirsi e partecipare alla nostra iniziativa, alle nostre attività. Mi ha colpito la storia di uno dei ragazzi che ha detto: “Io sono stato dieci anni a Barcellona a vivere, sono tornato qui da pochi mesi, ho visto questa iniziativa e mi è piaciuta da subito e ho voluto esserci con tanta forza.”
Dunque la scelta dell’identità del Festival dedicata al quartiere San Pasquale di Bari, punto di riferimento per il gruppo di amici proponenti, si fonda sull’“un carattere sicuramente essenziale di tutto questo processo è stato il senso di spontaneità che si andava costruendo nella socializzazione tra le persone, […] una città come Bari ha bisogno di socialità, la esprime anche molto, ma la esprime in una maniera che respinge in realtà tantissime persone. E questa è colpa nostra, che cerchiamo probabilmente una socialità che è poco soddisfacente, ma è anche colpa di un sistema che ci circonda.”
abitare un’area meno esposta ai fenomeni di “mercificazione culturale e commerciale”. Questa posizione ha permesso al collettivo di operare con maggiore libertà psicologica e operativa, coinvolgendo ogni tipo di attività commerciale, spazi parrocchiali e attraendo il supporto istituzionale a livello municipale. Un’attivazione concreta che ha reso pulsante la partecipazione di abitanti del quartiere ed oltre, ed ogni fascia d’età.
Raccontare questa iniziativa che ha impegnato il gruppo per circa 6 mesi e si avvia alla sua fase di conclusione dopo l’evento principale, 3 giorni di arte, cultura, dibattiti e convivialità, non può essere reso più evocativo se non attraverso le parole di Andrea:“Coinvolgere con quella spontaneità tutto questo gruppo di volontari e altrettante persone che hanno partecipato, senza chiedere un euro alla gente, è sicuramente è un fenomeno eccezionale che è dato dalla localizzazione, certo, di San Pasquale.[…] Ma io dico sempre che SPLIF non è San Pasquale soltanto, e che quelle due consonanti possono rimandare ai quartieri San Paolo, San Pio, Santo Spirito, così come, perché no, a San Pietroburgo, o São Paulo. Non importa il luogo, ma “quel luogo lì” ha un suo perché.”
Sarà forse questo il bisogno preponderante di circa 300 gruppi e 800 pugliesi tra i 18 e i 29 anni a candidare la loro idea per una comunità più unita e forte? In ogni caso, questo vento è energia, catalizzatore di sempre più iniziative giovanili ma non solo per persone giovani, che partono dalla Puglia e orbitano nel nuovo.“Bari è una città, tra le altre cose, ventosa e lo SPLIF per me è un’onomatopea che mi ricorda questo *soffio di vento. È un vento sicuramente fresco, ed è un vento che ci spinge, ci ha spinti tutti quanti, che ci ha dato molta carica: ci ha fatti proprio svolazzare insieme a tante persone.
Ci è parso di vivere un’altra vita*.</span>










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