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Come si costruiscono processi di partecipazione capaci di permettere alle persone giovani di incidere davvero sulle decisioni che riguardano le proprie comunità?
È la domanda da cui prende forma il lavoro di DYPALL Network, piattaforma europea che promuove il dialogo tra giovani, istituzioni e amministrazioni locali attraverso progetti di cooperazione, percorsi formativi e strumenti dedicati alla partecipazione democratica.
Tra le iniziative più recenti c’è Climbing the Ladder: fostering a culture of Youth Engagement, progetto europeo che ha analizzato diversi modelli di partecipazione giovanile in Europa e ha portato alla realizzazione della piattaforma ENGAGE YOUTH, pensata per supportare enti pubblici, organizzazioni e comunità nella progettazione di percorsi partecipativi più strutturati.
In questa intervista, DYPALL Network racconta le sfide affrontate, le soluzioni sviluppate e le esperienze raccolte durante il progetto, offrendo alcuni spunti concreti per chi desidera contribuire attivamente al futuro della propria comunità.
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Iniziamo dalle origini e dalla missione del vostro progetto.
Dopo aver realizzato numerose attività e percorsi formativi, fornito consulenza a enti pubblici e coinvolto migliaia di giovani, è emersa una consapevolezza fondamentale: per sostenere davvero le nuove generazioni è necessario un approccio più ampio e strutturato. L’obiettivo è mettere le persone giovani nelle condizioni di diventare facilitatrici dei processi democratici, contribuendo a rivitalizzare lo spazio del dialogo politico e a costruire basi per politiche più coerenti con le loro visioni e bisogni.
Per raggiungere questo traguardo, è stato necessario partire dall’analisi delle risorse e delle opportunità già esistenti, comprendere come possano essere migliorate e individuare nuovi strumenti per favorire il coinvolgimento giovanile attraverso processi partecipativi.
Da questa esigenza nasce il progetto “Climbing the Ladder: fostering a culture of Youth Engagement” (CL-YE), sviluppato per rispondere alla necessità urgente di creare spazi e strutture efficaci e significative in cui i giovani possano partecipare attivamente ai processi decisionali e di policy-making a livello locale, regionale, nazionale ed europeo.
L’obiettivo principale è stato quello di esplorare, mappare e comprendere la varietà di meccanismi esistenti di partecipazione giovanile. A partire da questa base, sono state sviluppate attività e strumenti mirati, come la piattaforma ENGAGE YOUTH, pensata per favorire uno sviluppo qualitativo di questi stessi meccanismi.

Quali sono le sfide affrontate e gli strumenti utili per generare impatto?
È emerso come il coinvolgimento giovanile significativo sia ancora disomogeneo tra settori e territori. Nonostante negli anni siano stati sviluppati diversi modelli e strumenti di partecipazione — dai ruoli consultivi fino a forme di co-gestione — molte realtà si trovano ad affrontare la stessa difficoltà: la volontà di coinvolgere le persone giovani c’è, ma spesso manca un approccio operativo chiaro.
Che si tratti dell’assenza di strutture formali o dell’incertezza su come avviare questi percorsi, il divario tra obiettivi istituzionali e partecipazione reale resta un ostacolo rilevante. Per amministrazioni, organizzazioni e istituzioni non basta dichiarare l’intenzione di includere le prospettive giovanili: è necessario comprendere a fondo i diversi meccanismi, le loro caratteristiche, i punti di forza e di debolezza, e soprattutto come applicarli concretamente nei diversi contesti.
Proprio per questo è stata sviluppata la piattaforma ENGAGE YOUTH, uno strumento pensato per supportare operatori e operatrici, youth worker, enti locali e giovani stessi nell’individuare il meccanismo di partecipazione più adatto al proprio contesto. Invece di lasciare i soggetti coinvolti a orientarsi autonomamente, la piattaforma offre un percorso strutturato che rende il coinvolgimento giovanile più efficace e concreto.
Molte amministrazioni, ad esempio, esprimono inizialmente interesse nel creare organismi di partecipazione giovanile senza conoscere realmente le differenze tra strumenti come youth council, youth parliament o advisory board. La piattaforma aiuta a chiarire caratteristiche, implicazioni organizzative e risorse necessarie, consentendo così scelte più consapevoli e realistiche.

Grazie a strumenti come la piattaforma ENGAGE YOUTH, in che modo i giovani possono passare dalle idee all’azione e trasformare le loro proposte in un cambiamento concreto?
La piattaforma ENGAGE YOUTH non è stata progettata principalmente per le persone giovani, almeno non come pubblico diretto dello strumento di analisi dei bisogni, che rappresenta la sua funzione centrale. È stata invece pensata per enti pubblici, autorità governative e istituzioni private che desiderano coinvolgere i giovani ma non dispongono ancora di un modello strutturato di partecipazione.
Proprio questo elemento, però, la rende uno strumento particolarmente potente anche per i giovani agenti di cambiamento. Invece di presentarsi ai tavoli istituzionali con idee generiche o richieste non strutturate, possono utilizzare la piattaforma come proposta concreta da portare alle amministrazioni locali.
Attraverso le funzionalità disponibili, i gruppi giovanili possono costruire un piano d’azione pronto all’uso, adattato al proprio contesto territoriale, e sottoporlo direttamente ai decisori pubblici. Questo contribuisce a ridefinire il rapporto tra giovani e istituzioni, trasformando i primi da semplici portatori di istanze a partner strategici.
La piattaforma, inoltre, include una sezione di risorse e contenuti pensata per informare e ispirare. Sono disponibili pubblicazioni sviluppate nell’ambito del progetto, che permettono di approfondire i diversi meccanismi di partecipazione e conoscere buone pratiche reali. Sono presenti anche contenuti video che raccontano l’impatto concreto di questi strumenti attraverso le esperienze dirette di persone esperte e giovani protagonisti. Grazie a questi strumenti, i giovani dispongono sia di un piano operativo sia di una base solida di conoscenze per dimostrare alle istituzioni come funzionano, nella pratica, i modelli di partecipazione democratica.
Molti giovani hanno l’impressione che la loro voce non conti davvero: sulla base della vostra esperienza e dei risultati del progetto “Climbing the Ladder”, qual è il primo passo concreto che una persona giovane può compiere per iniziare a influenzare le decisioni nella propria città?
È del tutto comprensibile che molte persone giovani abbiano la sensazione che la propria voce non venga ascoltata. Spesso la partecipazione rischia di ridursi a un esercizio formale: ad esempio, un consiglio giovanile esiste sulla carta, ma nella pratica non dispone di risorse, fiducia o reale potere decisionale. In questi casi si parla di partecipazione simbolica, non sostanziale.
Dall’esperienza del progetto “Climbing the Ladder” emerge che per superare questa frustrazione è necessario cambiare prospettiva: non limitarsi a chiedere di essere ascoltati, ma proporre soluzioni strutturate.
Il primo passo consiste nell’osservare il proprio contesto locale, comprendere quali strumenti di partecipazione esistono già e quali invece mancano. In questo percorso può essere utile utilizzare la piattaforma ENGAGE YOUTH, che consente di esplorare gli otto principali meccanismi di partecipazione: youth council, youth parliament, advisory board o panel, forme di co-gestione, youth delegate e ambassador, strumenti di finanziamento giovanile, incontri ad hoc e altri meccanismi consultivi.
Comprendendo le caratteristiche di questi strumenti, le persone giovani possono individuare quale modello sia più adatto al proprio territorio e ai propri obiettivi. La piattaforma promuove un approccio strategico alla partecipazione, attraverso un processo di analisi dei bisogni che stimola le istituzioni a porsi domande chiave: quale livello di potere decisionale è realmente disponibile? Quali risorse sono presenti? Qual è la sostenibilità nel lungo periodo delle strutture esistenti?
Portando questo strumento all’attenzione delle amministrazioni locali, i giovani possono contribuire a ripensare i modelli di partecipazione esistenti, entrando nei luoghi decisionali non solo con richieste, ma con strumenti concreti di progettazione.

Avete raccolto molti esempi significativi di partecipazione giovanile in tutta Europa: c’è una storia o un’esperienza che vi ha colpito particolarmente e che potrebbe ispirare altre persone giovani a mettersi in gioco?
Il progetto ha raccolto numerose buone pratiche di partecipazione giovanile significativa provenienti da tutta Europa. Tuttavia, gli aspetti più significativi non sono soltanto i casi studio, ma soprattutto le connessioni umane che si creano quando le persone si rendono conto che le sfide vissute a livello locale sono spesso condivise altrove.
Un momento particolarmente significativo è avvenuto durante la conferenza conclusiva del progetto, quando un giovane partecipante italiano ha raccontato un risultato significativo che incarna perfettamente questo concetto: «Abbiamo creato una rete di giovani rappresentanti eletti sotto i 35 anni, cosa che non avremmo potuto realizzare senza l’ispirazione fornita da questo progetto».
Un’altra esperienza rilevante riguarda il gruppo di facilitatori e facilitatrici giovanili formati nel corso delle attività. In molti casi, i percorsi internazionali si concludono senza un seguito strutturato; in questo caso, invece, il gruppo ha scelto di proseguire autonomamente, incontrandosi nuovamente per sviluppare un piano strategico condiviso e continuando a lavorare in rete, anche a distanza, per pianificare azioni concrete e generare impatto nelle proprie comunità.
Un consiglio per le nuove generazioni che vivono in territori in fase di trasformazione.
Se la tua città o la tua regione sta attraversando una fase di cambiamento, potresti avere la sensazione che il futuro venga deciso per te, anziché insieme a te. Tuttavia, la trasformazione rompe sempre le vecchie abitudini, e quei momenti rappresentano la tua più grande opportunità di cambiamento. Non limitarti a presentarti per esigere un cambiamento o ad aspettare che un sistema malfunzionante ti dia il permesso di parlare: questo approccio rischia di generare frustrazione e partecipazione solo simbolica. È più utile utilizzare strumenti come la piattaforma ENGAGE YOUTH per analizzare le buone pratiche europee, comprendere i diversi modelli di partecipazione e individuare cosa è possibile realizzare nel proprio contesto.
Presentati al tuo comune con un piano d’azione pronto per essere attuato. Mostra ai decisori esattamente in che modo un consiglio dei giovani, un organo di cogestione o un sistema di bilancio partecipativo possa allinearsi ai loro obiettivi.
Per ogni giovane che nutra dubbi sul valore del proprio coinvolgimento, gli esempi che abbiamo visto e condiviso nel corso del nostro lavoro sono la prova definitiva di ciò che è possibile realizzare. Le persone giovani stanno entrando a far parte di un movimento continuo di agenti del cambiamento che sta ridefinendo le modalità di partecipazione e governance in Europa.
Galattica interviews DYPALL Network (English version)

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