Educare alla partecipazione per costruire comunità più inclusive

Quali strumenti aiutano le giovani generazioni a incidere nella vita pubblica? In questa intervista, l'organizzazione armena INEDNET racconta come educazione non formale, media literacy e dialogo con le istituzioni possano rafforzare il protagonismo giovanile.

Redazione Galattica

24 giu 2026

Capire come vengono prese le decisioni pubbliche, leggere i dati, raccontare ciò che accade, confrontarsi con le istituzioni e trasformare le idee in proposte concrete: la partecipazione nasce anche da queste competenze.

È questa la visione di INEDNETInformation and Education Development Network, organizzazione con sede in Armenia che riunisce youth worker, educatrici ed educatori non formali e professionisti della comunicazione che operano per rafforzare il ruolo delle giovani generazioni nella società.
INEDNET promuove percorsi che aiutano ragazze e ragazzi a sviluppare spirito critico, consapevolezza e capacità di incidere positivamente nelle proprie comunità attraverso progetti dedicati alla partecipazione civica, alla media literacy, al benessere e alla sostenibilità ambientale.

Un esempio è Youth UP!, iniziativa che ha coinvolto giovani persone nell’analisi dei bilanci pubblici locali e nel dialogo con le amministrazioni, dimostrando come la conoscenza dei processi decisionali possa diventare uno strumento concreto di cittadinanza attiva. Per INEDNET, infatti, la trasparenza da sola non basta: perché i dati pubblici siano davvero accessibili è necessario che le persone abbiano le competenze necessarie per comprenderli, interpretarli e utilizzarli.

In questa intervista approfondiamo il loro approccio all’empowerment giovanile, il ruolo della comunicazione come leva di cittadinanza attiva e le sfide che accompagnano la costruzione di comunità più inclusive, resilienti e aperte al contributo delle giovani generazioni.

Come nasce il vostro progetto?

L’idea alla base di Youth UP! è nata da una semplice osservazione: molte giovani persone parlano dei problemi delle loro comunità, ma pochissime sanno come vengono effettivamente prese le decisioni a livello locale o come vengono stanziati i fondi pubblici, e se il bilancio sia orientato verso la popolazione giovane. In Armenia, le discussioni sui bilanci locali sono spesso viste come argomenti tecnici riservati a funzionari o esperti. Volevamo cambiare questa percezione e mostrare che i bilanci comunitari influenzano direttamente la vita quotidiana delle persone giovani — dagli spazi a loro dedicati alle attività culturali, dall’istruzione, allo sport, fino alle infrastrutture.

Attraverso Youth UP!, abbiamo voluto promuovere una partecipazione significativa delle giovani generazioni ai processi di definizione del bilancio e alle decisioni delle comunità locali. Il nostro obiettivo era fornire le conoscenze, le competenze e la sicurezza necessarie per comprendere la finanza pubblica, analizzare i bilanci locali, comunicare i risultati delle proprie analisi e impegnarsi in un dialogo costruttivo con le autorità locali. In definitiva, il progetto mirava a rendere la governance locale più partecipativa e attenta alle giovani generazioni, rafforzandone il ruolo come protagoniste attive delle proprie comunità.

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Progetto “Youth UP! Youth Uplifting Participation in Budgeting”

Quali sono le sfide che avete affrontato e gli strumenti che vi hanno aiutato a lasciare il segno?

Una delle principali sfide è stata superare la convinzione, molto diffusa, che le giovani generazioni non possano influenzare le decisioni pubbliche. Molte persone coinvolte nel progetto ritenevano inizialmente che le amministrazioni locali non avrebbero preso sul serio le loro opinioni, soprattutto nel caso delle giovani donne, e allo stesso tempo, diversi comuni non erano abituati a coinvolgere i giovani nelle discussioni sui bilanci e sulla pianificazione.
Persino una semplice lettera al Comune per richiedere informazioni basilari, cosa che tutti i cittadini e le cittadine hanno il diritto di fare, si è rivelata talvolta un’esperienza spiacevole. Per questo abbiamo affiancato alle attività un sistema di accompagnamento e mentoring, aiutando chi partecipava al progetto a sviluppare resilienza e fiducia nelle proprie capacità.

Un’altra sfida riguardava la complessità dei documenti di bilancio. La finanza pubblica può risultare difficile da comprendere anche per le persone adulte, quindi rendere questi temi accessibili e coinvolgenti ha richiesto approcci creativi.
Ciò che ci ha aiutato a ottenere risultati significativi è stata la combinazione di metodi educativi non formali e azioni concrete. Anziché limitarci a fornire conoscenze teoriche, abbiamo incoraggiato i partecipanti a lavorare con bilanci comunitari reali, condurre ricerche, scrivere articoli analitici, intervistare le parti interessate e presentare raccomandazioni direttamente alle amministrazioni locali. Anche il tutoraggio, l’apprendimento tra pari, lo storytelling, l’accompagnamento quotidiano e la produzione di contenuti multimediali sono stati strumenti essenziali. Attraverso la serie di podcast Youth UP! Cast e altre attività di comunicazione pubblica, i giovani sono riusciti a far sentire la propria voce e a rendere visibile la loro partecipazione a un pubblico più ampio.

Il vostro lavoro unisce l’educazione non formale, i media e la partecipazione dei giovani. In che modo le competenze comunicative e mediatiche possono diventare strumenti di cittadinanza attiva?

Oggi essere cittadini e cittadine attive non significa soltanto votare o partecipare a una riunione. Significa anche saper comprendere le informazioni, valutarle in modo critico, comunicare efficacemente le proprie idee e influenzare il dibattito pubblico. Le competenze nel campo dei media e della comunicazione consentono ai giovani di trasformare le proprie preoccupazioni in azioni concrete. Imparare a raccontare una storia, scrivere un articolo, produrre un podcast, parlare in pubblico, realizzare un video o a verificare l’attendibilità delle informazioni, significa acquisisce la capacità di partecipare al dibattito pubblico. Queste competenze aiutano a difendere le esigenze della comunità, a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle questioni locali e a chiedere conto alle istituzioni delle loro azioni.

Nel nostro lavoro, i media non sono soltanto uno strumento di comunicazione, ma anche uno spazio di partecipazione, un “ponte” tra cittadinanza attiva e giovani generazioni. Attraverso la creazione di contenuti, i giovani diventano ricercatori, storyteller e agenti del cambiamento. Passano dall’essere consumatori passivi di informazioni a soggetti attivi nei processi democratici e nella diffusione della conoscenza.

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INEDNET ha ricevuto il premio KEKS EUROPEAN 2026 durante la 21ª Conferenza KEKS a Göteborg, in Svezia — uno dei più grandi raduni dedicati al lavoro giovanile in Europa.

Attraverso il progetto Youth UP, avete anche lavorato all’analisi dei bilanci locali e alla partecipazione dei giovani ai processi decisionali della comunità. Quali spunti sono emersi dall’interazione tra i giovani, i dati pubblici e le autorità locali?

Un aspetto importante è che la trasparenza da sola non basta. I dati pubblici possono essere disponibili, ma se le persone non sanno come accedervi o interpretarli, la partecipazione significativa rimane limitata.
Quando hanno iniziato ad analizzare i bilanci locali, molti giovani hanno scoperto per la prima volta come vengono distribuite le risorse della comunità e in che modo queste decisioni influiscono sulla loro vita quotidiana.
Questo percorso li ha aiutati a rafforzare il senso di appartenenza e di responsabilità nei confronti della propria comunità. Allo stesso tempo, le amministrazioni locali si sono spesso dichiarate sorprese dalla qualità delle proposte e delle domande avanzate dai giovani partecipanti. In molti casi, il dialogo è migliorato una volta che entrambe le parti hanno avuto l’opportunità di interagire direttamente. Abbiamo capito che alle giovani generazioni non mancano le idee; spesso mancano invece accesso e opportunità. Quando queste vengono create, emergono prospettive preziose e soluzioni innovative che le istituzioni potrebbero altrimenti trascurare.

INEDNET opera in diversi ambiti: partecipazione, alfabetizzazione mediatica, ambiente e salute fisica e mentale. Come riuscite a integrare questi temi all’interno di una visione condivisa dell’empowerment giovanile?

Sebbene questi temi possano sembrare distinti, sono tutti legati da un’idea comune: dare ai giovani gli strumenti per assumere il controllo delle proprie vite e incidere sulle comunità di cui fanno parte.
Crediamo che l’empowerment giovanile sia un processo olistico. Una persona giovane non può partecipare pienamente alla società se non ha accesso a informazioni affidabili, se la sua salute mentale viene trascurata, se le sfide ambientali minacciano il suo futuro o se si sente esclusa dai processi decisionali.

Per questo il nostro lavoro unisce impegno civico, alfabetizzazione mediatica, consapevolezza ambientale e benessere. Il nostro obiettivo è formare non solo persone informate, ma anche individui resilienti, dotati di pensiero critico e socialmente responsabili.
Che si tratti di bilanci comunitari, disinformazione, giustizia climatica o salute mentale, il nostro scopo rimane lo stesso: aiutare le giovani generazioni ad acquisire conoscenze, fiducia e competenze necessarie per contribuire a un cambiamento positivo.
A tal proposito, è possibile approfondire anche il nostro progetto, che ha riscosso grande successo, per la creazione dei MIL Clubs in tutta l’Armenia e il nostro nuovo progetto di bilancio partecipativo BUDGETIFY.

Infine, uno spunto di ispirazione per le nuove generazioni che vivono in territori in fase di trasformazione.

Il nostro consiglio è di non sottovalutare mai il valore della propria voce, anche quando il cambiamento sembra lento o incerto. Le giovani generazioni che vivono in territori attraversati da trasformazioni sociali, politiche, economiche o ambientali, spesso assistono in prima persona alle sfide che si presentano. Proprio per questo, possiedono anche una visione unica di ciò di cui le loro comunità hanno bisogno.
A volte è facile credere che un cambiamento significativo possa dipendere soltanto da grandi istituzioni o da chi ricopre ruoli di potere. Tuttavia, molte trasformazioni importanti iniziano con piccole azioni locali, conversazioni e iniziative promosse da persone motivate.

Restate curiosi e curiose, continuate a imparare, ponete domande e non abbiate paura di confrontarvi con chi prende le decisioni. La partecipazione o la democrazia non sono qualcosa che vi viene concesso; sono elementi che si rafforzano man mano che le mettete in pratica. Anche quando i risultati non sono immediati, il vostro coinvolgimento aiuta a costruire comunità più democratiche, resilienti e inclusive per il futuro.


INEDNET – Galattica Interview (English version)

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